Postfazione di Emanuela Spadoni

La domenica sera, dopo un lungo weekend di partite, babbo si sedeva al tavolo della cucina,
prendeva vecchi calendari e cominciava a scrivere delle gare, delle atlete più brave. Lo faceva con passione…e un’ortografia tutta sua…da bimbi e ragazzi ridevamo tanto per come scriveva TAI BREC in maiuscolo! Mamma poi prendeva i fogli, correggeva qua e là gli errori, scriveva i testi con la sua calligrafia morbida e chiara o con la macchina da scrivere (una dattilografa velocissima e precisa) per poi portare al Nuovo Diario gli articoli per il numero successivo.

Lungo il corridoio di casa da settembre a maggio era una lunga distesa di maglie, borse,
ginocchiere, cerotti. La casa è sempre stata animata dall’allegro disordine delle altre 150 “figlie” prima e “nipoti” poi: Spadoni è diventato nonno Francesco quando ha cominciato ad allenare le figlie delle sue prime “bambine” della pallavolo.

Quando si avvicinava l’assemblea di fine anno erano concitate le chiacchierate fra mamma
e babbo su come organizzarsi. Babbo elencava i gruppi e le ragazze che non dovevano
dimenticare, mamma prendeva appunti: lei, la Presidente, avrebbe dovuto tenere il discorso
principale e voleva essere puntuale e amorevole con le sue parole.
I ricordi che hanno accompagnato infanzia, adolescenza e giovinezza sarebbero tantissimi.
Questi sono solo alcuni.

Babbo è stato per tutta la sua carriera di allenatore appassionato e forte, mamma lo ha
accompagnato essendo punto fermo e cura dei dettagli.

Hanno amato molto la pallavolo, ma più di tutto hanno amato le “loro ragazze” che accoglievano come dono prezioso, senza mai dubitare della capacità educativa che lo sport ha. Gioco e gioia alla Libertas Clai era lo slogan che utilizzavano…ma non era solo una frase, è stato l’impegno di una vita!